concetto e realizzazione 
Cristina Galbiati & Ilija Luginbühl
dramaturg
Simona Gonella
design
Mike Brookes, Trickster-p
spazio sonoro
Luis Fernandez, Trickster-p
editing
Davide Perucconi
con la partecipazione di
Massimo Viafora / Alain Delabre
co-produzione
Trickster-p / Migros-Kulturprozent / Teatro Sociale Bellinzona / far° festival des arts vivants, Nyon / Theater Chur / Schlachthaus Bern / TAK Theater Liechtenstein, Schaan
> immagini
> rassegna stampa
_B

percorso sonoro a stanze attorno alla fiaba di Biancaneve

Seconda tappa di una trilogia dedicata alla fiaba, B nasce come rilettura della fiaba classica di Biancaneve ed è il frutto di una ricerca incentrata sulla contaminazione tra diversi linguaggi.
Come già .h.g. - dedicata alla fiaba di Hänsel e Gretel - B si sviluppa, infatti, come un’installazione a stanze in cui lo spettatore è invitato a percorrere lo spazio in solitudine accompagnato da auricolari; ma se Hänsel e Gretel era la fiaba dell’infanzia, Biancaneve è la fiaba del passaggio dall’infanzia all’età adulta in cui la brutalità infantile della strega antropofaga lascia spazio alla lacerazione e alla solitudine.
Come in un sogno ricorrente dai contorni indefiniti, Biancaneve vive in una sorta di mondo sospeso in cui la morte è un contrappunto sempre presente: immense stanze deserte, il buio della foresta, i letti sporchi e consunti dei nani, fanno da sfondo alla sua solitudine.
Nella fiaba di Biancaneve pare esserci qualcosa che sta costantemente in bilico tra due opposti: vita/morte, lusso/povertà, immacolato/impuro sono i binomi su cui si innesta tutto l’impianto narrativo.
La rilettura operata da Trickster-p non vuole essere un percorso di tipo museale che riproduce pedissequamente gli ambienti del racconto, ma piuttosto una sorta di viaggio attraverso gli aspetti più intimi e reconditi della fiaba stessa che crei passaggi condivisi - e condivisibili - in cui ogni singolo spettatore possa interagire attraverso il proprio personale immaginario.
Ben lontana dalle pin up dei nostri giorni, Biancaneve ha qualcosa di diafano, una sorta di bellezza fragile e un po’ macilenta: corpo perfetto, ma già cadavere predestinato. Ma è precisamente in questa sua disperata perfezione, in questa sua silenziosa immobilità, che è - e resta - una fiaba di una modernità disarmante.


con il sostegno di
Pro Helvetia - Fondazione svizzera per la cultura /
DECS Repubblica e Cantone Ticino - Fondo Swisslos /
Migros-Kulturprozent /
Ernst Göhner Stiftung /
Fondation Nestlé pour l’Art /
Landis & Gyr Stiftung /
Oertli Stiftung /
Bürki Stiftung